Il vino rosa approda al Riff con “Quota rosa”: ne parliamo con la sommelier Manuela Cornelii

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di Livio Di Salvatore

Quota rosa” è il nome dell’evento ospitato dal Riff, wine bar di via Piave a Pescara. Il nome evoca già l’idea che ha ispirato la sommelier e proprietaria del locale, Manuela Cornelii, nell’organizzazione dell’evento: un percorso di calice in calice che dal mare porta fino ai piedi delle montagne abruzzesi. Infatti, “Quota rosa” ha ospitato oltre 40 produttori – tra cui numerose eccellenze come Ciavolich, Zaccagnini, Valentini, Masciarelli, Pasetti e tante altre  che hanno portato i loro vini rosa in varie interpretazioni; agli ospiti è stata offerta la possibilità di degustare questi prodotti, sapientemente selezionati, ordinati in base alla quota di giacitura dei vigneti, cosicché se ne possano apprezzare gli effetti delle diverse altitudini, tipologie di terreno e differenze di temperatura tra giorno e notte.

A riempire i calici colori più e meno accesi, vini prodotti da uve di Montepulciano, ma anche Pinot Nero o Merlot, in alcuni casi allevate a due passi dal mare, in altri coltivate ai piedi dell’Appennino abruzzese. Anche sulle tecniche produttive si è spaziato dai classici vini fermi a spumanti prodotti con metodo classico, con la qualità del prodotto come filo conduttore della selezione.

Il Riff si propone di essere più di un semplice wine bar, cioè un vero e proprio hub della cultura del vino. Ha, infatti, dato il suo personale contributo al crescente fermento che c’è intorno al rosa nel mondo degli appassionati e dei professionisti del vino. La fondatrice del locale, Manuela Cornelii, che ricopre anche una carica nel consiglio direttivo dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier), la pensa così:

Il vino rosa sta vivendo un momento di intensa comunicazione e grande interesse a livello nazionale. 

“Non solo a livello nazionale, ma direi mondiale! Le aree più vocate alla produzione di vino rosa sono alcune aree della Francia e l’Italia, soprattutto il Veneto al nord e il Salento al sud, ma anche l’Abruzzo, che storicamente ha sempre dato il meglio della produzione nazionale di rosato. L’attenzione del pubblico si sta spostando sul vino rosa. Come tanti altri mondi, anche quello del vino subisce le mode. C’è stato il momento dei bianchi più poveri, poi sono arrivati i bianchi buoni, quindi c’è stata la moda del barrique: grande corpo, alcool elevato, profumi intensi, botti di legno molto tostato spesso di origine americana. Infine è stata la volta della moda dei vini da cultivar autoctoni. Tra le mode che perdurano ancora oggi possiamo citare quella dei vini naturali, vini connotati da un’attenzione che dovrebbe esserci sempre anche da parte del produttore, e quella degli spumanti (le cosiddette bollicine). Ora è il momento del vino rosa. Nel caso della nostra regione, però, c’è da sempre! Perché l’Abruzzo è la regione che ha insegnato a quasi tutta Italia come si fa il vino rosato, interpretato nelle due principali tecniche di produzione, il salasso e la macerazione breve. La differenza è solo che ora c’è un pubblico che lo apprezza più di prima. Ho notato che il cerasuolo si sta alleggerendo, sia nel colore che nel corpo e a volte anche nella gradazione.”

In un mercato che insegue sempre più i colori scarichi dei rosè francesi, cosa vede nel futuro dei rosati dell’Italia meridionale con i loro colori accesi e sapori intensi, come appunto il cerasuolo?

“L’intensità del vino rosato sta scemando, il consumatore cerca la delicatezza, si va più verso il rosa tenue che verso il rubino scarico. E le cantine seguono un po’ questa tendenza, prenda ad esempio il Cataldino di Cataldi Madonna, ottimo rosato, che è molto chiaro. Non si tratta di  snaturazione di un prodotto, a mio avviso si sta semplicemente proponendo un vino in linea con le tendenze anche del mondo del food, sempre più light. Le faccio un esempio: con uno spezzatino di cinghiale stracotto ci vuole struttura, ma con un piatto più delicato come il sushi o una pizza rustica o del pesce lesso ci vuole un vino altrettanto delicato. I vini di questo tipo (rosa, ndr), più degli altri, riescono ad essere gradevoli a livello organolettico anche a basse temperature, quindi si adattano molto bene all’estate. Ma in generale anche a un trend dei consumatori che cercano sempre più bevande a basse temperature, in un range che va dal fresco al freddo”.

Continua la nostra inchiesta sull’evoluzione del vino rosa italiano!

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