Il vino australiano crolla in Cina. Per l’Italia è il momento di correre

Le tensioni diplomatiche e commerciali tra Cina e Australia colpiscono anche il vino, e aprono nuove opportunità per l’Italia. I nuovi dazi anti-dumping tra il 107% e il 212% inflitti sui vini australiani potrebbero scardinare il ruolo leader che ricoprono sul mercato cinese, oltre che assottigliare il vantaggio che vantano nei confronti dei vini nostrani.

L’ACCORDO CHAFTA

Grazie all’Accordo di libero scambio Cina-Australia (ChAFTA) firmato nel 2015, i vini australiani erano esenti dalle tariffe di importazione dall’inizio del 2019 e anche grazie a questa misura l’Australia era riuscita a superare la Francia come partner vinicolo privilegiato del Dragone e a diventare il primo paese importatore di vino del mondo. Un vantaggio non indifferente, se si pensa che i vini italiani pagano dazi che vanno dal 14% al 20% per entrare nel mercato cinese, con un aumento di prezzo che viene inevitabilmente scaricato sulle spalle del consumatore.

I 14 PUNTI DEL DISSENSO

Tuttavia, gli ultimi sviluppi nelle relazioni bilaterali tra i due paesi sono destinati a cambiare lo status quo. Il Ministero degli Esteri cinesi ha espresso il suo malcontento per alcuni comportamenti australiani, sviluppati prima in 7 punti dal portavoce Zhao Lijian, successivamente in 14 punti dall’ambasciata cinese a Canberra. Essi includono il ban per Huawei e ZTE nell’installazione delle reti 5G, la richiesta di un’indagine internazionale sulle origini del Covid19, le pressioni per la situazione in Xinjiang e ad Hong Kong, accuse di attacchi di hackeraggio ai danni australiani, e altro ancora. Contestualmente, sono stati applicati dazi sull’import australiano di un valore totale stimato a 19 miliardi di dollari, che interessano il manzo, il cotone, il carbone, l’orzo e il vino, particolarmente importante in quanto la Cina assorbe il 37% dell’export vinicolo australiano.

IL DUMPING DANNEGGIA IL MERCATO

L’accusa è di dumping: i produttori australiani avrebbero venduto vino a un prezzo inferiore a quello di produzione, danneggiando così il mercato nazionale. La grande preoccupazione destata nelle aziende vinicole le ha portate a produrre anche una serie di video di incoraggiamento a comprare vino australiano nella festa dello shopping dell’11 novembre, il cosiddetto “Single’s Day”.

Mentre i produttori australiani si struggono, quelli italiani si sfregano le mani: questa convergenza nelle relazioni Australia-Cina può portare all’Italia una fetta maggiore del mercato cinese. Molti esperti di vino in Cina affermano che se non fosse stato per la pandemia, il 2020 sarebbe stato l’anno della rivalsa del vino italiano; questa vicenda potrebbe essere il detonatore di un’esplosione del vino italiano in Cina nel 2021.

Vino australiano

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