In Cina c’è o no il Covid?

Molti clienti, memori delle terribili immagini di Wuhan, ci chiedono quale sia la situazione in Cina per quanto riguarda il Covid.

La Cina è stata colpita per prima da questo nuovo virus, e molto duramente, dato che di esso non si sapeva nulla e il mondo era totalmente impreparato ad affrontarlo. La Cina ha però risposto con altrettanta durezza: ha imposto un lockdown durissimo, programmato le riaperture con estrema cautela – anche per le attività essenziali – controlli capillari e decentralizzati su ogni spostamento di persone, la costruzione in brevissimo tempo di ospedali Covid da zero, un tracciamento efficiente grazie all’uso massiccio di tecnologia e mobilitazione di massa, e tamponi a tappeto ogniqualvolta sia emerso un nuovo focolaio.

La cautela non è stata rivolta solo all’interno, ma anche con uno sguardo verso l’esterno: dopo una breve riapertura estremamente limitata (solo per chi viveva e lavorava stabilmente in Cina, ne abbiamo scritto qui), le frontiere cinesi si sono nuovamente chiuse per tutti gli italiani. Chi riusciva rientrare, doveva sottoporsi a diverse misure preventive, ovvero un tampone a non più di 3 giorni dal giorno della partenza, un tampone all’arrivo, 14 giorni di quarantena in albergo a spese proprie all’arrivo, seguiti da altri giorni di quarantena nella città di destinazione successiva.

Queste misure draconiane hanno però portato a un relativo controllo dell’epidemia. Da mesi ormai si esce senza alcuna limitazione, si va al ristorante e in discoteca, la mascherina viene indossata soltanto sui mezzi pubblici. Le zone in cui aumenta l’incidenza di contagi riattivano in maniera localizzata delle restrizioni, e con l’utilizzo del proprio smartphone si può quotidianamente certificare di essere idonei a circolare normalmente. I consumi stanno tornando, gradualmente ma inesorabilmente, ai livelli pre-Covid.

Si può affermare che il Covid19 in Cina non circoli, visto che il numero di casi registrati quotidianamente è molto basso e l’emersione di nuovi focolai viene subito messa sotto controllo con grande determinazione e impiego di risorse. È il caso ad esempio degli ultimi casi accertati a Pechino, dove dopo i primi soli due contagi localmente trasmessi le autorità si sono messe in allerta mettendo in piedi una reazione imponente, entrando in “modalità d’emergenza”: isolati i mega-quartieri di Chaoyang e Shunyi, disinfezione chimica nelle strade e tamponi a tappeto – 800 mila solo nel distretto di Shunyi – queste sono le misure messe in gioco per conservare la stabilità medico-sanitaria della capitale cinese. Due erano anche i casi collegati all’aeroporto di Pudong a Shanghai, seguiti il 23 novembre da screening di massa del personale, i cui video erano diventati virali sul web. Anche Hong Kong lotta con nuovi focolai: dopo quelli originati in alcuni club, che hanno portato la città a optare per nuove restrizioni a partire dal 30 novembre, si trova adesso a imporre screening di massa negli ospedali dopo 70 nuovi contagi.

In attesa del vaccino, la Cina prosegue la sua lotta di prevenzione al Covid, e, dopo il duro colpo di inizio anno, la vita lì sembra essere tornata – quasi – a come era prima di questo terribile 2020.

discoteca wuhan

Chinese (Simplified)EnglishItalian